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Sciamani per caso: storia di uomini ordinari che incontrano il mistero



Era il 2017 e nei labirinti polverosi dei sobborghi di Ulaanbaatar, la capitale indomita della Mongolia, un uomo di nome Dorji si preparava a svelare una storia che avrebbe intriso il nostro cuore di avventura e mistero. Dorji, il cui nome significa diamante, aveva plasmato la sua forza attraverso le aspre sfide della vita, immergendosi nell’arte mongola della lotta, il Bokh, fin dai suoi primi anni. Il racconto di Dorji si svelò durante una cena in una pittoresca bettola cinese, non lontano da Firenze.


La voce di Dorji si animava con uno strano slang inglese dal sapore russo-mongolo, un linguaggio che richiedeva un orecchio allenato per essere compreso appieno. Tuttavia, la storia che emerse fu quella di un uomo cino-mongolo dal nome Arslan, un individuo dal cuore curioso e avventuroso che sognava da sempre di esplorare la repubblica di Tuva, una terra remota ai piedi dei maestosi monti Altaj.


Un giorno Arslan decise di trasformare il suo sogno in realtà e intraprese un viaggio lungo e difficile attraverso montagne impervie e condizioni climatiche estreme. Il suo viaggio attraverso Tuva lo portò a incontrare persone straordinarie e a fare esperienze che sfidavano la comprensione umana. Proprio in questo angolo remoto del mondo un gruppo di nomadi accoglienti lo invitò a unirsi a loro, aprendogli le porte della loro cultura e delle loro tradizioni.

Durante questo periodo di immersione nella comunità nomade, Arslan ebbe la fortuna di incontrare un vecchio sciamano di nome Enkh. Questo saggio custode di antichi segreti, colpito dal potenziale e dalla predisposizione di Arslan verso la conoscenza del mistero, decise di condividere con lui i segreti della via sciamanica.


In una notte particolare, mentre Arslan si trovava in una Ger, ospite dei nomadi Tuvani, fu svegliato da un suono misterioso. Gli spiriti della terra, esseri senzienti e ancestralmente legati alla natura, avevano scelto questo viaggiatore come loro tramite. Spiegarono ad Arslan che le pietre, che egli vedeva solo come materia inanimata erano in realtà entità viventi e che possedevano il potere di guarire, proteggere e connettersi con il mondo spirituale. Guidato dagli spiriti della terra, Arslan abbracciò il potere delle pietre e iniziò a utilizzarle come strumenti sciamanici.


Il suo viaggio lo portò attraverso la vastità della regione di Tuva, offrendo aiuto alle persone con le sue nuove capacità sciamaniche. Una giovane donna di nome Arya, afflitta da una malattia oscura, fu una delle molte anime che trovarono guarigione attraverso le abilità di Arslan. Arya, ora completamente guarita, divenne una fervente sostenitrice del grande sciamano, contribuendo a diffondere la sua fama.


L’uomo continuò a viaggiare, a condividere la sua saggezza e a offrire aiuto a chi ne aveva bisogno. Presto divenne un simbolo di speranza e guarigione per il popolo di Tuva e il suo nome divenne leggendario, e fu tramandato di generazione in generazione.


Una notte, mentre celebrava una cerimonia sciamanica di purificazione con lo spirito del Fuoco in un villaggio remoto, Arslan sentì una chiamata interiore. In un momento di profonda connessione, vide una luce intensa davanti a sé. L’energia dell’arcobaleno circondò il suo corpo, trasmettendogli un messaggio dagli spiriti della terra.


Da quel giorno in poi Arslan si trasformò in un grande sciamano, utilizzando la luce dell’arcobaleno per guarire, proteggere e connettersi con il mondo spirituale. Il suo viaggio continuò attraverso terre sconosciute e comunità lontane, divenne un custode dell’equilibrio tra il mondo fisico e quello spirituale, portando con sé la saggezza delle pietre viventi e l’energia dell’arcobaleno.


Nei suoi viaggi incontrò individui straordinari e affrontò sfide che oltrepassavano la comprensione umana. Attraversò foreste oscure e fiumi tumultuosi, salendo su vette montuose avvolte nella nebbia.


In un remoto villaggio di Tuva, venne chiamato per affrontare una malattia che aveva colpito l’intera comunità. Con la sua connessione con le pietre e l’energia dell’arcobaleno, Arslan, ormai sciamano esperto, intraprese una cerimonia di guarigione che durò giorni. Mentre danzava attraverso il villaggio, i colori vibranti dell’arcobaleno si diffondevano, portando speranza e vitalità a chiunque.

Durante le notti di luna piena, si ritirava in meditazione profonda, comunicando con gli spiriti della terra e aprendo canali di conoscenza che solo pochi eletti potevano intravedere. Le pietre, ora cariche di potere, lo guidavano nel suo percorso sciamanico, rivelando segreti antichi e rispondendo alle domande più profonde della sua anima.


Le storie delle imprese dello sciamano cino-mongolo si diffondevano oltre i confini di Tuva, raggiungendo terre lontane e accendendo la fiamma della curiosità in cuori di ogni genere. Viaggiatori, sciamani e cercatori di conoscenza si recavano a Tuva per incontrare l’uomo che aveva sfidato la natura stessa e danzato con gli spiriti della terra.


Le storie di Arslan si moltiplicavano, creando un alone di leggenda intorno alla sua figura. Alcuni lo consideravano un profeta, altri un mago, ma per la maggior parte era semplicemente il grande sciamano che portava guarigione e speranza ovunque andasse.


Gli anni passarono ma non smise mai di viaggiare. Ogni nuova avventura aggiungeva un capitolo alla sua epopea e il suo nome diventò sinonimo di saggezza, compassione e connessione spirituale.


Nel cuore di una notte stellata, mentre si trovava su una collina a contemplare il cielo, Arslan, ormai anziano, ricevette una visione. Gli spiriti della terra, sotto forma di animali luminosi, gli sussurrarono che il suo compito sulla Terra stava giungendo a termine, ma il suo spirito avrebbe continuato a risplendere nelle stelle.


Il giorno della sua transizione, un arcobaleno attraversò il cielo, illuminando il mondo come un ultimo saluto. La sua anima si fuse con la terra, le pietre e l’energia dell’arcobaleno, diventando parte integrante del mistero che aveva servito per tutta la vita.


La sua storia sopravvisse al passare del tempo, diventando la narrazione più importante delle leggende di Tuva. Le tribù nomadi raccontavano di notti in cui l’arcobaleno danzava nei cieli, portando con sé la presenza di Arslan. Le pietre che egli aveva toccato diventarono oggetti sacri, custoditi nei santuari delle comunità.


Nelle notti di tempesta, quando il tuono ruggiva e i fulmini illuminavano il cielo, gli abitanti di Tuva sussurravano che Arslan danzava tra le nuvole, unendosi agli spiriti della terra in una sinfonia di potere e mistero. Le pietre, testimoni mute del suo percorso, custodivano il segreto di un uomo che aveva abbracciato il divino attraverso la semplicità della natura.


In ogni crepuscolo e in ogni alba, le pietre sussurravano il nome di Arslan, portando con sé il ricordo di un uomo che aveva danzato con gli spiriti, abbracciato le pietre vive e dipinto gli arcobaleni nei cieli dell’eternità.

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